Incompatibilità Rh in gravidanza

A cura del sangue.net teamAggiornato il

L'incompatibilità Rh si verifica quando una donna Rh negativa aspetta un bambino Rh positivo. Se alcuni globuli rossi del feto entrano nel circolo materno, la madre può produrre anticorpi anti-D che, in una gravidanza successiva, possono attraversare la placenta e distruggere i globuli rossi del feto (malattia emolitica del feto e del neonato). Oggi questo rischio si previene in gran parte con controlli del sangue e con l'immunoprofilassi anti-D, gestita dal ginecologo.

In breve

  • Riguarda solo le donne Rh negative; se la madre è Rh positiva, l'incompatibilità Rh non si pone.
  • La prima gravidanza di solito non è colpita: il problema nasce quando la madre si è già "sensibilizzata".
  • Durante la gravidanza si esegue il test di Coombs indiretto per cercare anticorpi anti-D nel sangue materno.
  • L'immunoprofilassi con immunoglobuline anti-D impedisce alla madre di produrre i propri anticorpi; tempi e indicazioni li stabilisce il ginecologo.
  • Se la madre è già sensibilizzata, il feto viene seguito in centri specializzati, con trattamenti efficaci.

Quando chiamare il 112 / andare in Pronto Soccorso

  • Sanguinamento vaginale in gravidanza, soprattutto se abbondante o con dolore addominale.
  • Trauma all'addome (per esempio una caduta o un incidente stradale), anche se ti senti bene.
  • Netta riduzione o assenza dei movimenti fetali nella seconda metà della gravidanza.
  • Nel neonato: pelle o occhi molto gialli nelle prime 24 ore di vita, sonnolenza marcata, difficoltà a poppare.

Se sei Rh negativa, comunica sempre il tuo gruppo sanguigno al personale sanitario: dopo alcuni di questi eventi può essere indicata la profilassi anti-D.

In questa pagina
  1. Perché madre e feto possono essere incompatibili
  2. Come avviene la sensibilizzazione
  3. Esami del sangue in gravidanza
  4. L'immunoprofilassi anti-D
  5. La malattia emolitica del feto e del neonato
  6. Altre incompatibilità: AB0 e anticorpi diversi
  7. Domande frequenti
  8. Fonti

Perché madre e feto possono essere incompatibili

Il fattore Rh indica la presenza dell'antigene D sui globuli rossi. Il feto eredita il gruppo da entrambi i genitori: se la madre è Rh negativa e il padre è Rh positivo, il bambino può essere Rh positivo (come spiegato nella pagina sull'ereditarietà del gruppo sanguigno). Se anche il padre è Rh negativo, il bambino sarà di norma Rh negativo e il rischio non c'è; tuttavia la gestione della gravidanza la decide sempre il ginecologo, che non si basa solo sul gruppo del padre dichiarato.

Il sangue della madre e quello del feto sono separati dalla placenta, ma piccole quantità di globuli rossi fetali possono passare nel circolo materno, soprattutto al momento del parto e in alcune situazioni particolari:

  • parto (vaginale o cesareo);
  • aborto spontaneo o interruzione di gravidanza, gravidanza ectopica;
  • procedure invasive come amniocentesi o villocentesi;
  • sanguinamenti in gravidanza, traumi addominali, manovre per girare il bambino podalico.

Come avviene la sensibilizzazione

Tre riquadri: nella prima gravidanza globuli rossi fetali Rh positivi entrano nel sangue materno; la madre produce anticorpi anti-D; in una gravidanza successiva gli anticorpi attraversano la placenta e colpiscono i globuli rossi del feto Rh positivo
Senza profilassi, la sensibilizzazione avviene di solito nella prima gravidanza e ha conseguenze in quelle successive.

Quando il sistema immunitario della madre incontra per la prima volta l'antigene D, impiega tempo a rispondere: per questo la prima gravidanza in genere non è colpita. Però rimane una "memoria" immunitaria. In una gravidanza successiva con un feto Rh positivo, la risposta è rapida e intensa: gli anticorpi anti-D (di tipo IgG, capaci di attraversare la placenta) raggiungono il feto e ne distruggono i globuli rossi.

Esami del sangue in gravidanza

Nel percorso nascita italiano, all'inizio della gravidanza si determinano il gruppo sanguigno e il fattore Rh e si esegue la ricerca di anticorpi irregolari (test di Coombs indiretto). Nelle donne Rh negative il test viene ripetuto nel corso della gravidanza secondo le indicazioni del ginecologo o dell'ostetrica. Un test negativo significa che non sono stati trovati anticorpi; un test positivo richiede approfondimenti per capire di quale anticorpo si tratta e in che quantità.

In alcuni centri è disponibile anche un test su sangue materno che determina il fattore Rh del feto analizzando il suo DNA circolante: se il feto risulta Rh negativo, la profilassi può non essere necessaria. La disponibilità di questo test varia tra le regioni.

L'immunoprofilassi anti-D

L'immunoprofilassi consiste nella somministrazione, con un'iniezione, di immunoglobuline anti-D: anticorpi già pronti che "eliminano" rapidamente i globuli rossi fetali Rh positivi eventualmente passati nel circolo materno, prima che il sistema immunitario della madre impari a riconoscerli. In questo modo la madre non sviluppa anticorpi propri e le gravidanze successive restano protette.

Secondo le linee guida italiane e internazionali, alle donne Rh negative non sensibilizzate la profilassi viene generalmente proposta:

  • durante la gravidanza, in genere nel terzo trimestre (profilassi "di routine");
  • dopo il parto, se il neonato risulta Rh positivo, entro un intervallo di tempo breve;
  • dopo eventi a rischio, come quelli elencati sopra (aborto, procedure invasive, sanguinamenti, traumi).

Le immunoglobuline anti-D sono un farmaco derivato dal plasma di donatori. Indicazioni, tempi e quantità sono stabiliti dal ginecologo in base alla situazione; la profilassi non è utile se la madre è già sensibilizzata. Se hai dubbi, parlane con chi ti segue in gravidanza.

La malattia emolitica del feto e del neonato

Quando gli anticorpi materni distruggono i globuli rossi del feto si parla di malattia emolitica del feto e del neonato (MEN, in passato "eritroblastosi fetale"). La gravità è molto variabile:

  • nelle forme lievi può esserci solo una modesta anemia e un ittero dopo la nascita, dovuto all'aumento della bilirubina;
  • nelle forme più importanti l'anemia può comparire già prima della nascita e, se grave, portare a scompenso del feto (idrope fetale);
  • nel neonato, livelli molto alti di bilirubina, se non trattati, possono danneggiare il sistema nervoso.

Le donne sensibilizzate vengono seguite in centri di medicina materno-fetale, con controlli periodici degli anticorpi ed ecografie specifiche che stimano il rischio di anemia fetale. Quando serve, sono possibili trattamenti come le trasfusioni intrauterine o l'anticipo del parto; dopo la nascita, il neonato può essere trattato con fototerapia e, nei casi più seri, con una trasfusione di scambio.

Altre incompatibilità: AB0 e anticorpi diversi

Una forma simile, ma in genere più lieve, è l'incompatibilità AB0: può verificarsi quando la madre è di gruppo 0 e il bambino di gruppo A o B. È relativamente frequente, può interessare anche la prima gravidanza e si manifesta di solito con un ittero neonatale controllabile. Più raramente sono coinvolti anticorpi contro altri antigeni dei globuli rossi (per esempio del sistema Kell o altri antigeni Rh), che la ricerca di anticorpi irregolari permette di individuare.

Quando parlarne con il medico

  • Sei Rh negativa e stai pianificando una gravidanza o sei incinta: chiedi come sarà organizzato il percorso di controlli.
  • Hai avuto un aborto spontaneo, un'interruzione di gravidanza o una gravidanza ectopica e non sai se è stata eseguita la profilassi.
  • Il test di Coombs indiretto è risultato positivo.
  • Non conosci il tuo gruppo sanguigno o non sai se hai già ricevuto immunoglobuline anti-D in passato.

Domande frequenti

Se sono Rh negativa la mia gravidanza è a rischio?

Non necessariamente. Se il bambino è Rh negativo il problema non si pone; se è Rh positivo, i controlli e l'immunoprofilassi riducono moltissimo il rischio di sensibilizzazione. La maggior parte delle donne Rh negative ha gravidanze senza complicazioni legate al fattore Rh.

Perché la prima gravidanza di solito non è colpita?

Perché la madre produce anticorpi soprattutto dopo il primo contatto con i globuli rossi fetali, spesso al parto, e la risposta iniziale è lenta. Il rischio riguarda soprattutto le gravidanze successive, a meno che non ci sia stata una sensibilizzazione precedente (per esempio dopo un aborto o una trasfusione non compatibile).

La profilassi anti-D va ripetuta a ogni gravidanza?

Sì, in genere: le immunoglobuline anti-D hanno un effetto temporaneo e non danno una protezione permanente. Per ogni gravidanza il ginecologo valuta di nuovo le indicazioni.

Le immunoglobuline anti-D sono sicure per il bambino?

Sono utilizzate da decenni e considerate sicure. Essendo derivate dal plasma, sono prodotte con procedure di selezione e inattivazione dei virus. Eventuali dubbi vanno discussi con il medico, che può spiegare benefici e rischi nella tua situazione.

Se il padre è Rh negativo serve la profilassi?

Se entrambi i genitori sono Rh negativi, il feto è di norma Rh negativo. La decisione su controlli e profilassi spetta comunque al ginecologo, che tiene conto della certezza dell'informazione e dei protocolli del centro.

Fonti

  • Istituto Superiore di Sanità – Sistema Nazionale Linee Guida, linea guida sulla gravidanza fisiologica
  • Istituto Superiore di Sanità – ISSalute – issalute.it
  • Ministero della Salute – salute.gov.it
  • Centro Nazionale Sangue – centronazionalesangue.it
  • NHS – Rhesus disease – nhs.uk
  • MedlinePlus – Rh incompatibility – medlineplus.gov