Sepsi (infezione del sangue): un'emergenza da riconoscere

A cura del sangue.net teamAggiornato il

La sepsi è una reazione abnorme dell'organismo a un'infezione, che finisce per danneggiare i suoi stessi organi. Spesso viene chiamata setticemia o "infezione del sangue", anche se non sempre i batteri sono presenti nel sangue. È un'emergenza medica: chi presenta segni di sepsi deve essere valutato subito in Pronto Soccorso, perché le cure iniziate in fretta fanno una grande differenza.

Chiama subito il 112 se, con un'infezione o una febbre in corso, compare anche uno di questi segni

  • Confusione, discorsi senza senso, sonnolenza insolita, difficoltà a svegliarsi.
  • Respiro molto veloce o affanno.
  • Pelle pallida, grigiastra, marezzata (a chiazze) o bluastra, soprattutto su labbra e lingua; mani e piedi freddi.
  • Battito molto accelerato, pressione bassa, sensazione di svenimento.
  • Poca o nessuna urina nell'arco della giornata.
  • Macchie sulla pelle che non scompaiono premendo sopra un bicchiere.
  • La sensazione, detta dalla persona stessa, di "stare per morire" o di non essere mai stata così male.

Nei bambini: respiro molto rapido, convulsioni, pianto debole o lamentoso, assenza di reazioni, pelle fredda e marezzata. Dì esplicitamente ai soccorritori: "temo una sepsi".

In breve

  • La sepsi nasce da un'infezione comune (polmonite, infezione urinaria, addominale, della pelle) che sfugge al controllo.
  • Non è contagiosa di per sé; lo può essere l'infezione che l'ha scatenata.
  • Il rischio è maggiore in neonati, anziani, persone con malattie croniche, difese immunitarie ridotte o in chemioterapia.
  • Il trattamento si basa su antibiotici somministrati il prima possibile, liquidi in vena e sostegno degli organi.
  • Gli esami chiave includono emocoltura, lattato, emocromo e marcatori come la procalcitonina.
In questa pagina
  1. Cos'è la sepsi
  2. Cause e chi è più a rischio
  3. Sintomi e segnali d'allarme
  4. Esami per la diagnosi
  5. Come si cura
  6. Prevenzione
  7. Domande frequenti
  8. Fonti

Cos'è la sepsi

Quando batteri, virus o funghi infettano l'organismo, il sistema immunitario reagisce con un'infiammazione che normalmente resta circoscritta. Nella sepsi questa risposta diventa generalizzata e disregolata: i vasi sanguigni si dilatano e perdono liquidi, la pressione scende, si formano piccoli coaguli nel microcircolo e il sangue porta meno ossigeno ai tessuti. Ne soffrono reni, polmoni, cervello, fegato e cuore.

Se la pressione resta molto bassa nonostante i liquidi e l'ossigeno ai tessuti è insufficiente, si parla di shock settico, la forma più grave. Il termine "setticemia" indicava in passato la presenza di germi nel sangue (oggi si usa piuttosto batteriemia); nel linguaggio comune resta sinonimo di sepsi.

Infezione, batteriemia e sepsi: le differenze

Termini a confronto
TermineCosa significa
InfezioneGermi che si moltiplicano in un organo (per esempio i polmoni o la vescica), con una risposta dell'organismo proporzionata
BatteriemiaBatteri presenti nel sangue, rilevati con l'emocoltura; può essere transitoria e senza conseguenze, oppure accompagnare una sepsi
SepsiRisposta disregolata all'infezione che causa un danno agli organi; può esserci anche senza germi nel sangue
Shock setticoSepsi con pressione molto bassa e alterazioni profonde della circolazione e del metabolismo

Cause e chi è più a rischio

Qualsiasi infezione può portare a una sepsi. Le origini più frequenti sono:

  • polmonite e altre infezioni respiratorie;
  • infezioni urinarie e dei reni;
  • infezioni addominali (appendicite, peritonite, infezioni delle vie biliari);
  • infezioni della pelle e dei tessuti molli, ferite, ustioni, piaghe da decubito;
  • infezioni legate a cateteri, dispositivi medici o interventi chirurgici.

Possono sviluppare una sepsi anche persone giovani e sane, ma il rischio è più alto per:

  • neonati, soprattutto prematuri, e persone anziane;
  • persone con diabete, malattie croniche di cuore, polmoni, reni o fegato, tumori;
  • chi ha difese immunitarie ridotte: chemioterapia, terapie immunosoppressive, neutrofili molto bassi, assenza di milza;
  • donne in gravidanza o nelle settimane dopo il parto o un aborto;
  • chi è stato da poco ricoverato, operato o porta un catetere.

Sintomi e segnali d'allarme

All'inizio la sepsi può sembrare una semplice influenza o un'infezione che "non passa". Possono comparire febbre alta con brividi oppure, specie negli anziani, temperatura bassa; malessere intenso, battito e respiro accelerati, dolori muscolari, nausea. A far pensare alla sepsi è il peggioramento rapido e la comparsa dei segni elencati nel box in alto: confusione, respiro affannoso, pelle marezzata, poca urina, pressione bassa.

Negli anziani il primo segno può essere solo una confusione nuova o un calo improvviso delle condizioni generali, anche senza febbre. Fidati della tua impressione: se una persona ti sembra "molto più malata del solito", chiedi aiuto.

Quando rivolgersi al medico (in giornata)

  • Un'infezione (urinaria, respiratoria, di una ferita) che peggiora invece di migliorare dopo 1–2 giorni.
  • Febbre in una persona con difese immunitarie ridotte, in chemioterapia o senza milza: segui le istruzioni ricevute dal tuo centro, che spesso prevedono di contattarlo subito.
  • Una ferita sempre più rossa, gonfia, calda o che secerne pus.
  • Dopo una dimissione recente, febbre o malessere che ricompaiono.

Se nel frattempo compare uno dei segni d'allarme del box rosso, non aspettare: chiama il 112.

Esami per la diagnosi

In ospedale la diagnosi si basa sulla valutazione clinica (pressione, frequenza respiratoria e cardiaca, stato di coscienza, ossigenazione) e su esami eseguiti rapidamente, senza ritardare l'inizio delle cure:

  • Emocoltura: si prelevano campioni di sangue, di solito da più punti, in flaconi che permettono ai germi eventualmente presenti di crescere. Identifica il microrganismo e gli antibiotici a cui è sensibile. Il risultato richiede in genere uno o più giorni, ed è possibile avere una sepsi con emocoltura negativa.
  • Lattato: un valore alto indica che i tessuti ricevono poco ossigeno e aiuta a valutare la gravità.
  • Procalcitonina: un marcatore che aumenta soprattutto nelle infezioni batteriche importanti; aiuta il medico nella valutazione e nel decidere la durata degli antibiotici. Non va confusa con il piastrinocrito, che ha la stessa sigla: vedi la pagina sulla PCT.
  • Proteina C reattiva: indice di infiammazione, utile per seguire l'andamento (PCR).
  • Emocromo: globuli bianchi molto alti o molto bassi, piastrine in calo.
  • Funzione degli organi: creatinina, bilirubina, emogasanalisi, esami della coagulazione.
  • Ricerca della fonte: esame delle urine e urinocoltura, radiografia del torace, ecografia o TC, campioni da ferite o altri liquidi.

Come si cura

La sepsi si cura in ospedale, spesso inizialmente in Pronto Soccorso e, nei casi gravi, in terapia intensiva. Gli interventi principali sono:

  1. Antibiotici per via endovenosa il prima possibile, ad ampio spettro, poi adattati in base ai risultati delle colture.
  2. Liquidi in vena per sostenere la pressione e la circolazione; se non bastano, farmaci che alzano la pressione (vasopressori).
  3. Controllo della fonte: drenaggio di un ascesso, rimozione di un catetere infetto, intervento chirurgico quando necessario.
  4. Sostegno degli organi: ossigeno o ventilazione assistita, dialisi temporanea se i reni non funzionano.

Dopo la guarigione, alcune persone avvertono per settimane o mesi stanchezza, debolezza muscolare, difficoltà di concentrazione, disturbi del sonno o dell'umore: è un insieme di disturbi noto come sindrome post-sepsi. Parlane con il medico, che può indicare un percorso di riabilitazione e supporto.

Prevenzione

  • Le vaccinazioni raccomandate (per esempio contro influenza, pneumococco, meningococco) riducono le infezioni che possono evolvere in sepsi.
  • Lava spesso le mani e cura bene ferite e tagli, tenendoli puliti e coperti.
  • Non sottovalutare un'infezione che peggiora e usa gli antibiotici solo su indicazione del medico, completando la terapia come prescritto.
  • Se hai difese immunitarie ridotte, chiedi al tuo medico un piano chiaro su cosa fare in caso di febbre.

Domande frequenti

Infezione del sangue e sepsi sono la stessa cosa?

Nel linguaggio comune sì. In medicina, la presenza di batteri nel sangue si chiama batteriemia, mentre la sepsi è la risposta dell'organismo che danneggia gli organi. Si può avere sepsi senza batteri nel sangue e batteriemia senza sepsi.

La sepsi è contagiosa?

La sepsi in sé no. Può essere contagiosa l'infezione che l'ha causata, per esempio un'influenza o una meningite batterica: in questi casi i medici indicano le misure per i contatti.

Un'emocoltura negativa esclude la sepsi?

No. In una parte importante dei casi di sepsi l'emocoltura risulta negativa, per esempio perché l'infezione è localizzata in un organo o perché erano già stati assunti antibiotici. La diagnosi è soprattutto clinica.

La procalcitonina alta significa sepsi?

Non da sola. È un indizio di infezione batterica significativa, ma può aumentare anche dopo traumi, interventi o ustioni. Il medico la interpreta insieme ai sintomi e agli altri esami.

Si può avere una sepsi senza febbre?

Sì, soprattutto negli anziani, nei neonati e nelle persone con difese immunitarie ridotte, in cui la temperatura può essere normale o bassa. Contano gli altri segni: confusione, respiro rapido, pressione bassa, pelle marezzata.

Fonti

  • Istituto Superiore di Sanità – ISSalute: issalute.it
  • Ministero della Salute: salute.gov.it
  • Organizzazione Mondiale della Sanità – scheda sulla sepsi
  • Surviving Sepsis Campaign – linee guida internazionali per la gestione della sepsi
  • NHS – Sepsis: nhs.uk
  • MedlinePlus – Sepsis: medlineplus.gov